baroque

la musica come elemento unificatore

  Della nuova e vecchia Europa

 

 

 

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progetto sloveno

  

Intitolato »GLASBENA DEDISCINA SLOVENIJE« cioè “L'eredita' musicale slovena” con «Musiche di compositori sloveni e stranieri, tratte dagli archivi musicali Sloveni e con particolare attenzione all'influenza culturale proveniente dall’ambiente europeo», si svilupperà nei due ambiti profano e  sacro.

 

    L'aspetto "profano", sarà illustrato dal concerto dell' organista Milko Bizjak, che sempre nell'ambito de «L'eredita' musicale slovena» eseguirà, preferibilmente su di un organo storico con l’ottava corta e pedaliera, musiche di Dietrich Buxtehude (1637-1707): Johann Pachelbel (1653-1706) Johann Pacher (17.sec., dall’archivio di  klanjec): Anonimo Comasco (17. sec.) Anonimus (17.sec., dall’archivio di klanjec); Giuseppe Androvandini (1665-1707); Baldassare Galuppi (1706-1785) Julije Bajamonti (1744-1800): Gaetano Valeri (18.sec., dall’archivio di Koper); Anonimus (18. sec., dall’archivio di Novo Mesto); Jakob Frančišek Zupan (1734-1810); Robert Lesjak (ca.1737-1816); Jiri Ignaz Linek (1725-1791).

 

    Il programma "sacro" prevede l'esecuzione del Magnificat, Gloria e Nisi Dominus di Antonio Tarsia musicista nato a Capodistria, influenzato nelle sue composizioni da una parte dalla musica italiana ed in particolare dal nascente melodramma, dall'altra dalla musica veneta che a quei tempi annoverava personaggi illustri quali Giovanni Gabrieli, Claudio Monteverdi e - successivamente - Benedetto Marcello. Inoltre sarà eseguito Egregio Doctor Paule e la Messa in Do Maggiore per coro e Orchestra del compositore sloveno Jakob Frančišek Zupan. Nato nel 1734 in Schrotten (Austria) studiò in gioventù presso l'Università dei Gesuiti di Graz, e dal 1757 prestò servizio come insegnante di musica a Kamnik, un paese sito vicino  a Lubiana. Ivi divenne maestro del coro locale e prese parte alle attività della Accademische Confoederation Sanctae Caeciliae, un'associazione di musica sacra attiva dal 1731 al 1784. Durante gli anni ottanta egli scrisse il suo unico lavoro operistico, Belin, la prima opera in assoluto in sloveno, nonché la prima basata su un testo scritto in una lingua slava; tuttavia questo lavoro andò perduto. I suoi pochi lavori sopravvissuti, solo sacri, come stile sono affini alla musica sacra tipica della Germania meridionale della metà del XVIII secolo.